Violenza sulle donne: le forme più gravi di maltrattamenti sono esercitate da partner, parenti o amici

5' di lettura 26/11/2021 - La violenza contro le donne avviene prevalentemente per mano di un uomo conosciuto dalla vittima: è infatti la violenza domestica, ossia quella esercitata da un partner, o ex partner, intimo, marito, convivente, fidanzato, la forma più frequente che la violenza di genere può assumere.

A confermarlo i dati italiani che testimoniano come partner ed ex partner siano responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica e psicologica. Dal 1° gennaio al 7 novembre 2021 sono stati registrati in Italia 247 omicidi, con 103 vittime donne di cui 87 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 60 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner. Non meno allarmanti sono i dati su Torino e provincia forniti dalla Questura di Torino: da gennaio a ottobre 2021 sono stati compiuti 18 omicidi di cui 7 femminicidi; atti persecutori 502, maltrattamenti in famiglia o contro i conviventi 699; le violenze sessuali 145. Il tasso più alto di donne che si rivolgono alle forze dell’ordine per le richieste di ammonimento si registra nelle regioni del Sud, quello degli ammonimenti per violenza domestica , invece, nelle regioni del nord.

A fare la differenza fra omicidio e femminicidio è proprio la variante del genere: il femminicidio evidenzia tutti quegli omicidi che vengono perpetrati a danno delle donne in quanto donne. La variabile del genere, insomma, è anche il movente dell’omicidio, la causa ultima. Ecco perché nella stragrande maggioranza dei casi si parla di omicidi perpetrati da uomini verso le donne: perché il possesso, la gelosia, la mortificazione psicologica, sessuale ed economica sono caratteristiche che non possono prescindere dalla cultura che le ha generate. Non sempre la violenza sulle donne assume la forma di quella fisica, spesso viene esercitata in modo più astuto, ma non per questo meno avvilente ed umiliante. È il caso della violenza psicologica o della violenza economica, che privano la donna delle proprie risorse personali e dei mezzi economici indispensabili per sottrarsi alla prevaricazione ed alla sopraffazione della propria persona.

Quello della violenza sulle donne è un tema che ormai da tempo vede in prima linea anche le istituzioni. Il Consiglio regionale ha organizzato negli anni Campagne di sensibilizzazione e di informazione grazie anche alla collaborazione di personaggi del mondo dello spettacolo, del giornalismo, della politica. Del 2019 è l’iniziativa “I volti raccontano la violenza” , una staffetta fotografica con tanti volti noti di donne piemontesi, sedute sulla panchina rossa simbolo delle vittime di femminicidio le testimonial sono state ritratte con uno specchio in mano con su scritta una frase che invita a mostrare il proprio volto, a guardare in faccia il proprio dolore. Proprio a quelle donne che restano in silenzio si è ispirata l’iniziativa di quest’anno del Consiglio regionale, un invito ad uscire allo scoperto semplicemente mostrando il proprio viso. Rivolta agli uomini era invece la campagna “la Mia Doppia faccia” a cui hanno aderito diversi artisti uomini piemontesi, a testimonianza del fatto che per aiutare le donne vittime di violenza, bisogna prima occuparsi degli uomini violenti: riconoscendoli e fermandoli.

Per il 2021 si è scelto invece di dedicare una seduta aperta alla giornata del 25 Novembre, alla presenza del sottosegretario del Ministero dell’Interno Ivan Scalfarotto, dei garanti dei detenuti e dell’Infanzia e l’adolescenza, dei questori delle province piemontesi, delle organizzazioni sindacali e del mondo dell’associazionismo. Un momento non solo celebrativo per le troppe vittime di femminicidio e di abusi sessuali, fisici e psicologici, ma anche di riflessione su quelle che sono le cause che fanno nascere la violenza di genere, soprattutto in ambito domestico

“Rispondere alla violenza contro le donne è un dovere civile, un obbligo etico a cui anche le istituzioni devono rispondere — ha dichiara il presidente del Consiglio Stefano Allasia — Negli ultimi anni i progressi nelle politiche nazionali volte a ridurre la violenza sulle donne sono stati significativi, ma molto rimane ancora da fare. Molto spesso le donne hanno la possibilità di rendersi conto, da alcuni segnali inequivocabili, dei rischi che possono correre con un certo tipo di uomini. Riconoscere la violenza — continua Allasia — vuol dire saper distinguere i gesti di amore e affetto da quelli violenti, vuol dire riconoscere a se stesse di essere incappate in una relazione violenta. Dobbiamo quindi continuare a tenere gli occhi aperti su questo fenomeno intervenendo attivamente, e segnalando casi di sospetta violenza alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura, ne va del futuro benessere delle nuove generazioni e dell’equilibrio della nostra società.

Un ruolo importante è svolto sul territorio anche dai centri antiviolenza, le case rifugio e dalle associazioni di volontariato. In Piemonte sono 21 i Centri antiviolenza attivi, 81 sportelli, 12 Case rifugio per le donne vittime di violenza e di maltrattamenti. Le volontarie dell’associazione parlano, rispetto ai primi sei mesi del 2021, di 28 ragazze che non hanno ancora compiuto quindici anni e di 137, il 23% del totale, tra i 16 e i 29 anni. Le donne accolte in provincia di Torino sono state 487, a livello regionale 71, mentre quelle che si sono rivolte alle volontarie da altre regioni sono 36. Altrettanto presente in Piemonte la rete del Telefono Rosa. Nell’ambito del Piano Straordinario contro la Violenza sulle Donne 2020/2021, finanziato dalla Regione Piemonte con il contributo del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Telefono Rosa Piemonte ha realizzato, interventi per il sostegno abitativo,reinserimento lavorativo e più in generale per l’accompagnamento nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-11-2021 alle 11:44 sul giornale del 27 novembre 2021 - 103 letture

In questo articolo si parla di attualità, piemonte, comunicato stampa, Consiglio regionale del Piemonte

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